“Figlia d’ 'a Tempesta”, la voce che non trema davanti al 25 novembre

Pubblicato il 25 novembre 2025 alle ore 12:57

Ogni 25 novembre ci ritroviamo a contare le vittime, a riempire i social di nastri rossi e a promettere cambiamenti che non arrivano. Intanto, fuori dai riflettori, la violenza continua a camminare accanto a noi: nei corridoi delle scuole, nei posti di lavoro, nei condomìni dove nessuno “vuole immischiarsi”.

Per questo “Figlia d’ 'a Tempesta” de La Niña pesa come un pugno. Non edulcora, non cerca approvazione. È una canzone che denuncia la normalità tossica in cui viviamo: quella che insegna alle donne a sopportare, a stare zitte, a non “esagerare”.
La Niña urla quello che molti preferirebbero non sentire: che la violenza non è un fatto privato, ma un problema culturale. Sistemico. Quotidiano.

La sua protagonista cammina nel mondo come una figlia nata dentro il temporale, ma non è solo una metafora: è l’immagine feroce di chi cresce in un paese in cui essere donna significa ancora doversi difendere. Dove le istituzioni arrivano tardi, la giustizia dorme, e chi denuncia rischia di essere colpevolizzata. Dove le storie si sentono solo quando finiscono in tragedia, troppo tardi, quando non c’è più niente da salvare.

La verità è che questo 25 novembre non ci servono fiori, panchine rosse o discorsi commossi.
Ci serve ascoltare canzoni come quella di La Niña, che strappano la patina perbenista e costringono a guardare il problema negli occhi.
Ci serve dire che la violenza non è “un raptus”, non è “gelosia”, non è “amore malato”: è dominio. È potere. È una cultura che non ci ha ancora insegnato a riconoscere una donna come soggetto pieno, libero.

Oggi non celebriamo nulla. Oggi accusiamo.
Accusiamo una società che si commuove ma non cambia. Che ascolta le canzoni forti ma poi pretende donne educate, composte, “non arrabbiate”. E invece la rabbia serve. Serve come serve il temporale.

Perché ogni figlia d’a tempesta che trova la sua voce fa tremare un po’ il terreno sotto un sistema che non dovrebbe più stare in piedi.

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