Capita più spesso di quanto pensiamo: ci sentiamo attratti da persone che mandano segnali confusi, che sembrano vicine un giorno e lontanissime quello dopo, che non si espongono, non scelgono, non si lasciano davvero avvicinare.
E mentre noi ci coinvolgiamo, loro si ritirano.
Perché succede? Perché proprio quelle persone?
La risposta non è semplice, ma ci sono alcuni meccanismi emotivi molto comuni.
1. Perché confondiamo l’incertezza con l’intensità
Quando qualcuno è imprevedibile — oggi presente, domani distante — il nostro sistema emotivo entra in uno stato di attivazione continua: aspettiamo un messaggio, un gesto, un segnale. Questa attesa ci fa percepire ogni minimo contatto come “speciale” o più intenso del reale.
Questo meccanismo è stato spiegato molto bene da B.F. Skinner con il concetto di rinforzo intermittente: non riceviamo attenzione costante, ma piccole “ricompense” in modo casuale e imprevedibile. Ed è proprio questo che ci aggancia di più.
La ricompensa intermittente, infatti, è la forma di apprendimento più difficile da estinguere: quando non sappiamo se o quando arriverà il prossimo messaggio, ci attiviamo ancora di più, investiamo più energia emotiva e restiamo agganciati a quella relazione.
Non è amore, non è chimica speciale. È un pattern di apprendimento: la nostra mente collega la persona all’idea che “prima o poi” arriverà quel piccolo gesto che ci farà sentire visti. Un ciclo in cui restiamo intrappolati.
E così l’incertezza diventa intensità.
E l’intensità diventa dipendenza emotiva.
2. Perché cerchiamo di “meritare” l’affetto
Se la persona non disponibile ci dà attenzioni a intermittenza, ogni piccolo gesto sembra valere tantissimo e così iniziamo a impegnarci, a “conquistare”, a cercare di essere visti.
È un bisogno profondo di validazione, spesso legato a esperienze precedenti:
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genitori emotivamente distanti
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affetti instabili
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relazioni in cui si doveva “fare di più” per essere notati
Non inseguiamo la persona: inseguiamo una sensazione familiare.
3. Perché le emozioni irrisolte ci riportano dove abbiamo già sofferto
La mente è paradossale: torna verso ciò che conosce, anche se fa male.
Le relazioni non disponibili risvegliano vecchie ferite e, inconsciamente, ci fanno sperare di “riscrivere” il finale.
Come se, convincendo quella persona a sceglierci, potessimo finalmente guarire la ferita o le mancanze del passato.
Contemporaneamente, a volte non scegliamo persone disponibili perché non siamo pronti noi.
La vicinanza emotiva può far paura:
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paura di essere visti davvero
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paura di dipendere dall'altro
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paura di essere feriti
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paura di impegnarsi
La persona indisponibile, in un certo senso, è “sicura”: ci tiene a distanza. Questa distanza, per quanto dolorosa, può sembrare più gestibile dell’intimità autentica.
Le relazioni non corrisposte non sono solo una questione di attrazione: sono una questione di autostima.
Se, in profondità, crediamo di non meritare un amore stabile, presente, affettuoso non lo riconosceremo quando arriva.
E continueremo a inseguire chi non ci può dare ciò che desideriamo.
La verità è che non è colpa nostra: è un pattern che nasce da ferite, paura e bisogno di essere visti.
Riconoscerlo è il primo passo. Il secondo è scegliere diversamente: persone presenti, chiare, emotivamente aperte.
Persone che non dobbiamo inseguire, ma incontrare.
Perché l’amore sano non si rincorre.
Si costruisce insieme.
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