“So come esistere solo quando sono voluta.”
Per molte persone questa frase non è solo un pensiero passeggero, ma un’esperienza emotiva profonda. È la sensazione che il proprio valore, la propria legittimità ad esistere, dipendano dallo sguardo, dall’amore e dalla scelta dell’altro.
In questo articolo esploriamo perché accade, quali sono le radici psicologiche di questo vissuto e come, attraverso il lavoro psicologico, sia possibile costruire un senso di valore più stabile e interno.
Quando l’amore diventa una prova di valore
In età adulta, alcune persone sperimentano un’autostima fortemente legata alle relazioni. Sentirsi scelti, desiderati o confermati diventa il principale regolatore emotivo. Quando l’altro si allontana, è incerto o non risponde, non si attiva solo il dolore della perdita, ma qualcosa di più profondo: un senso di vuoto, la paura di non valere e la sensazione di non esistere davvero senza l’altro. In questi casi, il rifiuto non viene vissuto come un evento relazionale, ma come una minaccia all’identità.
Le radici nell’infanzia: come nasce l’idea di sé
Da piccoli non impariamo chi siamo da soli. Lo impariamo attraverso lo sguardo di chi si prende cura di noi. Secondo la teoria dell’attaccamento (Bowlby, 1969), il bambino costruisce l’idea di sé a partire da come viene trattato dalle figure di riferimento. Le esperienze ripetute di accudimento diventano messaggi impliciti su chi siamo e su quanto valiamo. Quando il riconoscimento è coerente e sufficientemente incondizionato, il bambino interiorizza l’idea “valgo perché esisto.” Quando invece l’amore è condizionato – arriva solo se si è bravi, se non si disturba, se ci si adatta o si soddisfano le aspettative – il messaggio che si struttura è diverso “valgo solo se me lo merito.”
Queste esperienze precoci non restano nel passato. Diventano quelli che Bowlby ha definito modelli operativi interni: schemi profondi che guidano il modo in cui percepiamo noi stessi e gli altri. Questi modelli rispondono a domande fondamentali:
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Chi sono io?
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Quanto valgo?
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Cosa devo fare per essere amato?
In età adulta, i modelli di attaccamento influenzano le relazioni affettive, la tolleranza alla distanza, il modo di vivere il rifiuto e il bisogno di conferme. Le relazioni intime sono il contesto in cui questi schemi emergono con più forza. Non perché siano “problematiche”, ma perché toccano gli stessi bisogni di base dell’infanzia: sicurezza, vicinanza, riconoscimento. È qui che può riattivarsi il bisogno di essere scelti per sentirsi reali, essere desiderati per sentirsi degni ed essere voluti per sentirsi vivi. In questi casi, la relazione diventa il luogo in cui si cerca conferma della propria esistenza.
Non è debolezza, è una storia relazionale
È importante dirlo chiaramente: questo funzionamento non è segno di debolezza, dipendenza o immaturità. È il risultato di una storia relazionale in cui il valore personale è stato appreso attraverso l’altro. Comprenderlo non significa giustificare la sofferenza, ma darle un senso. E il senso è sempre il primo passo del cambiamento.
Il lavoro psicologico non ha l’obiettivo di eliminare il bisogno di legame. Essere voluti è importante, perché siamo esseri relazionali.
Ma non dovrebbe essere l’unico modo per sentirsi vivi. In terapia è possibile lavorare per:
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costruire un senso di valore interno e più stabile
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riconoscere i vecchi schemi relazionali
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imparare a sentirsi degni anche senza conferme costanti
Questo processo permette di spostare gradualmente il baricentro: dall’altro a sé, dalla conferma esterna a un riconoscimento interno.
Se ti sei riconosciuto in queste parole, sappi che non c’è nulla di sbagliato in te. C’è una parte che ha imparato ad esistere nello sguardo dell’altro e che ora può imparare, lentamente, a esistere anche da sola. A volte, questo percorso non si fa da soli. E chiedere aiuto può essere un atto di cura profonda verso se stessi.
Riferimenti
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Bowlby, J. (1969). Attachment and Loss: Vol. 1. Attachment. New York: Basic Books.
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Ainsworth, M. D. S., Blehar, M. C., Waters, E., & Wall, S. (1978). Patterns of Attachment. Hillsdale, NJ: Erlbaum.
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Mikulincer, M., & Shaver, P. R. (2016). Attachment in Adulthood. New York: Guilford Press.
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